TOMASZ ROZEK ORDINATO DIACONO NELLA CATTEDRALE DI CIVITA CASTELLANA

Nella Cattedrale di Santa Maria Maggiore a Civita Castellana, domenica alle 16:30 si è tenuta una solenne Concelebrazione Eucaristica durante la quale, per l’imposizione della mani e la preghiera consacratoria di S.E.R. Mons. Romano Rossi, sono stati ordinati diaconi Roger Bizimana, Paolo Marsala, Alessandro Profili e Tomasz Rozek. La Santa Messa è stata concelebrata da numerosi sacerdoti diocesani e micaeliti: il superiore della vice provincia italo-elvetica p. Bogdan Kalistan, padre Pietro Burek, Rettore del nostro Santuario, p. Janusz Konopacki parroco a Nepi e dal Rettore del Seminario di Fiesole, Don Gabriele Bandini.

La numerosa folla presente in Cattedrale ha vissuto momenti di grande commozione e di grande gioia. In particolare, negli ordinandi presenti anche sentimenti di piccolezza e, al tempo stesso, come diceva il nostro Vescovo Romano, di grande fiducia e abbandono. Per la Chiesa, è un dono grande il dono di un diacono e domenica 27 ottobre la Chiesa ha fatto festa, accogliendo e salutando con letizia quattro nuovi diaconi: un tesoro immenso!

Monsignor Romano ha sottolineato più volte e con forza, all’inizio della celebrazione e poi nella sua omelia, il tema della “piccolezza”, dicendo con voce ferma che è un povero illuso chi pensi di mandare avanti questa Chiesa, perché “questa Chiesa la manda avanti il Signore!”

Il nostro Vescovo ha esortato tutti all’umiltà, tracciando la fisionomia del diacono con parole forti e incisive:” il diacono, il presbitero e il vescovo non sono chiamati a stare sull’altare per esibirsi, ma per servire; non sono chiamati al loro ministero per vendere meglio se stessi, per trovare un ruolo qualunque ma per consumare la vita”. Partendo dalle Letture appena proclamate, Monsignor Romano ha poi sottolineato che il cuore del Vangelo del giorno era proprio nella preghiera del pubblicano : “Dio mio, abbi pietà di me, peccatore”, una preghiera che è la sintesi del Vangelo e dell’atto di fede. Così si è espresso:“Abbi pietà vuol dire : riversa propizio il sangue del Figlio su di me. Dietro questo verbo abbi pietà non c’è solo il rituale ebraico del sacrificio, del propiziatorio, dove il sangue rendeva presente Dio, dove Dio si rendeva presente nel segno del sangue, vita per vita. Ma soprattutto è l’opera di Gesù Cristo: Lui è propiziazione, Lui è pietà…..Dio non ci dà la sua salvezza per umiliarci ma si umilia per esaltarci, è Lui che si è umiliato per esaltarci!...carissimi questa frase è l’annuncio pasquale!”

Parlando poi dell’amore che spinge al dono totale di sé, riferendosi ai quattro ordinandi Monsignor Romano ha proseguito dicendo:”l’amore conosce un unico movimento, che può avere diverse velocità. Oggi loro, persuasi alla fede, convinti alla fede dalla rivelazione dell’amore, hanno risposto all’amore con l’amore, con la totalità della vita: eccoli qua!”

Il nostro Vescovo ha avuto anche una parola di tenerezza per Roger che ha visto sterminare sotto i suoi occhi, in Burundi, parte della sua famiglia di origine ed ha auspicato:” possa egli trovare qui la sua famiglia e che il Signore gli restituisca il centuplo in madri, in fratelli!”

Poi Monsignor Romano si è appellato ai sacerdoti, ai diaconi, ai cristiani con queste parole:” noi preti, noi diaconi, noi cristiani possiamo talvolta essere tentati di identificare il culto con la vita: faccio bene le cerimonie, mi muovo bene, canto bene, predico bene, svolgo bene le mie prestazioni. Amici, non il culto come vita ma la vita come culto, la vita come offerta…..Il primo linguaggio relativo al culto presente nel cristianesimo non riguarda le cerimonie: riguarda il martirio, l’obbedienza, la dedizione!” .

Ed infine Monsignor Romano, facendo riferimento alla preghiera consacratoria è tornato a parlare della figura del diacono, dicendo:” il diacono è un consacrato, il diacono è un servo a trecentosessanta gradi, il diacono non ha nulla da fare: ha tutto da donare. Il diacono è dono, non è funzione……

Dal Santuario di Maria Santissima “ad Rupes” con gioia e speranza usiamo le parole dello stesso Vescovo Romano per augurare ai quattro neo-diaconi di mantenersi fedeli nel poco, di vivere la loro vita come offerta in libagione per mostrare al popolo di Dio che all’amore si risponde con l’amore, un amore che diventa dono che cambia la vita e restiamo in gioiosa attesa del grande dono del sacerdozio, che tra qualche mese sarà loro concesso.

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